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Strategie di Comunicazione
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Personal music b(r)anding

Se per un’azienda è difficile trasformarsi in brand, figuriamoci per dei musicisti nella giungla del mercato musicale.

Quando si parla di personal branding pensiamo sempre alle grosse aziende, senza però renderci conto che anche un musicista, intesto sia come solista che come band, in realtà, è un marchio vero e proprio.

Che si parli di U2, Ramones, Metallica o Vasco, non stiamo parlando solamente di artisti ma anche di aziende e conseguentemente di brand.

Quando un musicista di esibisce, creando dell’intrattenimento, il suo compito non è solamente quello di divertire il pubblico ma il suo vero scopo è quello di trasformare quel pubblico in suoi fan e per riuscire nel suo intento deve trasmettere emozioni ma anche essere facilmente riconoscibile, e ricordato in modo immediato, dalla sua nicchia di ascoltatori. Ecco perché i musicisti emergenti odierni devono pensare prima di tutto al loro marchio e poi alla musica.

Ma come avviene il processo di brandizzazione per un musicista?

Viviamo in un’epoca dove tutto esiste quindi inventare qualcosa di nuovo è estremamente difficile, sopratutto in campo musicale; un mercato oramai saturato dalle migliaia di musicisti emergenti che provano giornalmente a proporsi nell’industria musicale.

L’unica alternativa per questi artisti è quella di creare un marchio del proprio progetto e per farlo dovranno concentrarsi su:

  • SONORITÀ;
  • LOGO;
  • WEB MARKETING;
  • IMMAGINE;

SUONI

Come un’azienda, prima di lanciarsi sul mercato, decide che prodotto presentare agli utenti, un musicista deve scegliere che sound presentare ai suoi potenziali ascoltatori.

Un errore comune, tra gli emergenti, è quello di suonare il loro genere musicale preferito, senza preoccuparsi di sondare cosa il mercato musicale richieda.

Attenzione, con questo non voglio dire che bisogna riproporre pezzi alla Vasco o Gabbani, ma se una band ama suonare power metal, che si documenti sulle sonorità odierne inerenti a quel genere, altrimenti proporrà un prodotto che sarà vecchio ancor prima di nascere. I suoni degli anni ’80 vengono apprezzati solo dai fans storici di band già affermate, non dai nuovi ascoltatori. In particolare se il prodotto è di un emergente.

Per fare un esempio, chi ascolta rock o metal sa perfettamente la nomea che ruota attorno ai Metallica. Sono riusciti a crearsi un brand con un determinato sound ma dopo la pubblicazione di Master of Puppets, nel 1986, gli album seguenti sono stati massacrati dai loro fan perché ne hanno cambiato stile e sonorità.

SIAMO CIÒ CHE COMUNICHIAMO E SE NON COMUNICHIAMO, ALLORA, NON ESISTIAMO.

LOGO

I loghi hanno lo scopo di comunicare il brand che rappresentano in modo immediato; deve bastare un semplice sguardo per associare l’immagine al marchio di appartenenza.

Gran parte dei musicisti emergenti, però, crea dei loghi estremamente difficili da ricordare, questo perché tendono a copiare i propri idoli. Non a caso, tutti i loghi delle band black e death metal, ad esempio, sono indecifrabili e se non ti chiami Cannibal Corpse o Carcass, è dura che ci si ricordi del tuo scarabocchio.

La scelta del logo, nel mondo musicale, viene spesso sottovaluto perché viene considerato un qualcosa di riciclabile per farne del merchandising: bellissimi gadget da vendere durante i concerti per fare “cassetto”.

Le band, con questa mentalità pensano a un ipotetico logo atto alla stampa su spille e magliette, quindi vogliono qualcosa che sia estremamente bello ma poco fruibile allo scopo che realmente deve avere.

Se vediamo una maglietta con due labbra che mostrano una lingua tutti noi la ricolleghiamo ai Rolling Stones. Quel logo è l’icona rock per eccellenza, tanto che dal 2 Settembre 2008 è diventata oggetto di Museo.

Altra band famosa per il proprio personal branding sono i Misfits, grazie al loro Crimson Ghost. Pensate che la band, pur non essendo ai livelli di notorietà dei Rolling Stones, batte di gran lunga la band inglese nella vendita di merchandising, grazie proprio al loro logo.

Come altro esempio di semplicità posso citarti la “T” allungata dei The Beatles.

Lingua che esce da due labbra, un teschio e una lettera allungata, tre cose semplici da ricordare che aiutano tutt’oggi a identificare tre grandissimi progetti musicali.

WEB MARKETING

Altra nota dolente nel mondo dei musicisti underground.

La scena musicale sta cambiando, i fan non vogliono più solo il prodotto da ascoltare ma cercano anche il lato umano dei musicisti; la possibilità d’interazione con chi ha prodotto il disco. Scambiare opinioni o comunicare il proprio apprezzamento verso il progetto.

Ecco perché ogni musicista dovrebbe avere un sito web ben strutturato, corredato da relativi canali social, dove descriva se stesso e il proprio progetto coinvolgendo i fan a interagire in rete per consolidarne la fidelizzazione. Se per un’azienda l’utente fidelizzato è un cliente affezionato, per i musicisti gli utenti devono trasformarsi in pubblico e fan.

Un esempio recente di Web Marketing studiato “ad hoc”, possiamo trovarlo in Gabbani, col suo successo di Sanremo: Occidentali’s Karma. In questo mio articolo ti spiego come mai ha vinto il Festival della canzone italiana.

Occidentali’s Karma: una lezione di marketing musicale.

IMMAGINE

Non bisogna prestare cure e attenzioni solamente ai volantini dell’evento o all’artwork del nuovo disco ma è estremamente necessario che ogni musicista curi a livello grafico, e di contenuti, anche i propri profili social.

Non mi stancherò mai dire che la pagina fan, il profilo Instagram o un canale YouTube, riguardano solamente l’artista e non la vita privata di chi segue il progetto.

Su questi canali bisogna comunicare con i propri fan di tutte le news inerenti al progetto musicale. Foto private dei gattini, grigliate e fidanzate non fanno parte di questa categoria.

CONCLUSIONI

Non concentrarti solo sulla scrittura del tuo disco ma tratta il tuo progetto musicale come un’azienda e dedicati sopratutto al marchio che vuoi creare e promuovere. Se non sai come fare affidati a un professionista del settore e non alla tua fidanzata o al cugino del tuo bassista che sta tutto il giorno su Facebook.

Molto spesso alcune agenzie di Booking & Management si improvvisano Social Media Manager, per il bene del tuo progetto musicale, accertati che abbiano collaboratori competenti, altrimenti sarà come affidare la tua promozione al cugino del tuo bassista.

Articolo scritto ascoltando “Unknow Pleasures” di Joy Division

Oreste Pi Visita il Sito Web
Maschio. Milanese, 33 anni. Social Media Manager e Copywriter. Aiuto musicisti e professionisti a orientarsi nel labirinto del Web Marketing. Appassionato di hockey, musica, birra, cinema, longboard e auto d’epoca americane. Quando non scrivo per lavoro scrivo racconti di gente che beve. Fine.
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